15 dicembre 2016

E se fosse l’ultimo con Babbo Natale?

Questo sarà l’ultimo anno con Babbo Natale? Probabilmente sì, anzi poteva essere lo scorso anno, ma per fortuna mio figlio undicenne crede all’esistenza dell’isola che non c’è, quindi è normale che un vecchietto grassottello riesca a fare il giro del mondo per portare doni a tutti i bambini. Eh sì, undicenne. Lo so, sono molti per credere ancora nelle favole, ma forse lui ci crederà in eterno, perché il suo cuore ha davvero bisogno di credere in un mondo migliore.

E se fosse l'ultimo con Babbo Natale?

Se sono preoccupata? Assolutamente no! Anzi ne sono felice e non mi ritengo una cattiva madre. Non ho fatto niente per alimentare questo mito così a lungo, semplicemente ho la fortuna di avere un figlio che, pur essendo molto maturo sotto certi aspetti (spesso anche troppo per la sua età), ha un cuore bambino che lo tiene aggrappato alle favole come un’ancora di salvezza in un mondo che spesso lo lascia perplesso. Parliamo spesso di attualità e mi fa domande da adulto, sulle guerre, sulle religioni, sulle ingiustizie in generale. E lo vedo soffrire mentre nella sua testa si fanno strada mille punti interrogativi. Ecco perché ha bisogno di Babbo Natale, perché nutre la speranza che si possa trovare un modo per cambiare le cose.

Io credo che razionalmente lui abbia analizzato il fatto che sia impossibile per una persona sola, soprattutto un vecchietto a bordo di una slitta trainata da renne, compiere una missione così grande, eppure continua a scrivere la sua letterina, chiedendo doni per tutti i bambini poveri, come ha sempre fatto. Forse pensa che a furia di chiedere questo desiderio si possa avverare.

Ha scritto un breve pensiero su una pallina di carta che poi ha appeso all’albero di natale della scuola:

“Vorrei che in tutto il mondo almeno a Natale                                                                                                                          tutti avessero un motivo per festeggiare.”    

Insomma, io non gli dirò mai che Babbo Natale non esiste. Un giorno lo scoprirà, ma con i suoi tempi e senza traumi. Non ricordo il momento preciso in cui l’ho scoperto io, ma sono certa che nessuno me lo ha detto. E’ stato un passaggio naturale e non ho mai pensato che i  miei mi avessero raccontato una bugia. Ho avuto la sensazione, probabilmente, di abbandonare l’infanzia, ma non mi sono sentita tradita. Beh, in verità io a Babbo Natale ci credo ancora.

E forse il prossimo anno sarà il fratello più piccolo a fare la scoperta e lo dirà al più grande, non mi stupirei. Lui vive più con i piedi per terra, è molto sensibile ma più pratico e dice che da grande farà il biologo marino. E dice che se hai un sogno lo devi inseguire, riferendosi a un sogno concreto, realizzabile con l’impegno. Mentre l’undicenne non sa ancora cosa farà da grande. Sa cosa gli piace, ma il mondo è talmente grande e pieno di cose da scoprire, che scegliere adesso sarebbe limitativo. Chissà, magari diventerà l’assistente di Babbo Natale!    

Per il momento comunque, contro ogni logica, anche quest’anno avremo il piacere di farci sorprendere dal vecchietto con la barba, che non si è mai fatto vedere ma ha sempre trovato il modo di entrare in casa e lasciare i suoi doni preziosi. 

Forse le persone come noi non crescono mai davvero, ma in fondo  la gente crede in tante cose che non ha mai visto, e chiude gli occhi davanti a cose visibili e reali… Se esistono orrori come ciò che sta accadendo ad Aleppo, che se te li raccontassero sotto forma di fiaba non potresti mai credere che siano veri, perché non dovrebbe esistere Babbo Natale?

 

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