28 gennaio 2017

I superpoteri della mamma lavoratrice

La mamma lavoratrice non è come i supereroi della televisione, lei ha davvero i superpoteri anche se spesso non lo sa.

PERCHE’ QUESTA RIFLESSIONE?

Faccio parte di un gruppo di mamme su facebook (in realtà non so chi mi abbia infilata lì) in cui viene fuori spesso l’argomento lavoro con figli piccoli… come fare? Magari avessi una risposta! Posso però parlare della mia esperienza.

I superpoteri della mamma lavoratrice

Leggo di frequente la paura celata nei vari post del gruppo, di mamme che devono tornare a lavorare dopo la maternità e non sanno come fare, perché l’asilo costa moltissimo, idem per la baby sitter, le nonne non sono disponibili oppure no-per-carità-a-mia-suocera-non-lo-lascio, il part time non viene concesso, evvia di questo passo con una lunga lista di motivi, anche validi, che non fanno dormire la notte.

Tutte noi, mamme lavoratrici, ci siamo trovate davanti a scelte di questo tipo e non è mai facile. Da una parte c’è la voglia di stare con i figli e dall’altra l’esigenza,  anche personale, di tornare ad una vita normale fatta di impegni anche fuori da casa, oltre alla funesta  prospettiva di perdere il lavoro.

E non potevamo pensarci prima? Certo, anzi lo abbiamo fatto sicuramente, ma allora non facciamo più figli perché l’idea di cambiare stile di vita non ci piace? Meglio cercare dei compromessi. Io ci ho messo un po’ e sono andata per gradi, ma ce l’ho fatta. Sia chiaro, mi ritengo anche fortunata, perché ho potuto fare delle scelte che non a tutte sono concesse.

Quando ho avuto il primo figlio lavoravo in una grande sartoria. Mi sono presa tutta la maternità che mi spettava, anche quella pagata pochissimo, per stare con mio figlio il primo anno, fino a poterlo mandare all’asilo nido, ad un costo di 500 euro al mese. E già qui mi dico che non tutti se lo possono permettere, ed è vero, ma ho scelto di mantenere il lavoro anche se quasi metà dello stipendio finiva lì. Ma lavoravo dieci ore al giorno più un’ora di strada fra andata e ritorno, quindi uscivo di casa che mio figlio dormiva ( perché fortunatamente mio marito lavora in proprio e poteva prepararlo e accompagnarlo al nido senza troppa fretta), per andarlo a riprendere alle 17.30, correndo come una pazza, ed era sempre l’ultimo ad uscire, solo lui con l’educatrice in attesa di questa mamma che se lo portasse a casa.  Ma prima di rientrare dovevo fermarmi a fare la spesa e altre commissioni che potevo fare solo in quel momento, quindi arrivavo a casa che era quasi ora di preparare la cena e dopo poco il mio cucciolo andava a dormire.

Tutto questo non mi piaceva affatto e mi sentivo in colpa, mi sembrava di aver messo al mondo un figlio senza potermene occupare! Ma mi dicevo che non c’era altra soluzione, che il mio lavoro mi piaceva e che in fondo ero anche fortunata. Poi, dopo tre anni e mezzo, è nato il mio secondo bambino, quindi altra maternità con la prospettiva di fare nello stesso modo, ma il primo intanto era cresciuto, aveva altre esigenze e soprattutto orari diversi che non mi permettevano di lasciarlo a scuola così a lungo. Quindi la decisione di cercare un part time.

Sono andata a parlare con il direttore della ditta in cui lavoravo, un menager francese proiettato nell’alta moda che, al mio discorso “mi licenzio, non rientro dalla maternità” ha detto “ non capisco le donne italiane che decidono di stare a casa a fare le mamme a tempo pieno”. Beh, avrei voluto dirgli tante cose, a partire dal fatto che non dovevo stare a spiegare a lui cosa avrei fatto nella mia vita, ma mi sono limitata a fare un sorriso forzato e ritirare la mia liquidazione. Dopo ho lavorato part time per circa tre anni nello studio di mio  marito, potendomi gestire l’orario in base alle esigenze dei bambini, portando avanti anche il mio hobby che oggi è il  mio lavoro. Quindi sì, sono stata molto fortunata perché ho potuto scegliere ed ho avuto il sostegno anche emotivo della persona che mi sta accanto, soprattutto quando ho deciso che era il momento di buttarmi e diventare la creatrice dei mostracci a tempo pieno.

Lavorare in proprio, in una stanza annessa alla casa, ha i suoi grandi vantaggi, ma ci sono anche degli svantaggi (che comunque non sono paragonabili a quelli che c’erano prima con  il vecchio lavoro).

Ad esempio la gestione dell’orario e la  libertà di accompagnare i bambini a fare sport e dedicare un po’ di tempo a loro, a costo di recuperare quelle ore di notte. Il fatto di esserci quando hanno bisogno di un aiuto per i compiti e di poter invitare i loro amici, perché anche se sto lavorando non sono soli in casa. Andare a prenderli a scuola e preparare loro il pranzo, facendomi raccontare cosa hanno fatto.

E fin qui sembra tutto rose e fiori, ma ci sono mille altri compiti che una mamma lavoratrice deve svolgere. C’è la casa che spesso è un caos e devi  per forza ritagliarti almeno un giorno a settimana da dedicare a qualche faccenda domestica, con il pensiero fisso che quelle ore sono proprio buttate via e che preferiresti utilizzarle portandoti avanti con il lavoro, perché fai fatica a staccare la mente da lì, soprattutto se il tuo lavoro ti piace e lo fai con passione.  Poi ci sarebbe quel desiderio di tornare in palestra come una volta, in modo continuativo che ti fa star bene, ma hai un marito che rincasa alle 20.30 ogni sera e i tuoi figli non sono abbastanza grandi per decidere di lasciarli soli, quindi rimandi e ti limiti a qualche camminata nella bella stagione.

Di contro però, puoi decidere in quale periodo dell’anno vorresti andare in ferie evitando di prendere commissioni, anche se ti costa fatica dire no, ma viaggiare ti piace troppo, soprattutto insieme alla tua famiglia.

Poi  c’è quell’aspetto anche buffo, che io ormai ho ampiamente superato fregandomene alla grande, perché la gente che ti conosce poco pensa che, siccome lavori da casa, praticamente non fai niente e hai tutto il tempo per fare quello che ti pare.  

I superpoteri della mamma lavoratrice 2

Insomma, tirando le somme, sono fermamente convinta di aver fatto la scelta giusta e a quelle mamme che non sanno se lasciare il lavoro per stare a casa con i figli dico di pensarci bene e andare per gradi, perché una donna, anche se mamma, ha bisogno dei suoi spazi, della sua indipendenza e di una certa dose di autostima che le permetta di farsi in quattro pur di non abbandonare tutto ciò che era prima. Il tutto perché non fa bene solo a noi ma anche ai figli e al rapporto di coppia. Io ho provato ad immaginarmi mamma a tempo pieno e mi sono vista disperata. Per quanto amo i miei figli non riuscirei a rinunciare a tutto per dedicarmi completamente a loro e alla casa, non lo sopporterei, diventerei acida e non sarei la mamma che dedica loro meno tempo ma fatto di buon umore e dedizione sincera. E se qualche volta non sono riuscita a fare le lavatrici e non hanno più calzini nel cassetto, posso sempre prestar loro i miei, tanto sono tutti a righe e non hanno niente di femminile.

E tu che mamma sei?

 

 

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