09 gennaio 2018

Pantone 2018 il futuro si tinge di viola

A quanto pare il futuro si tinge di viola, almeno per chi segue la tendenza e ogni anno aspetta con impazienza di scoprire quale colore ha scelto Pantone per i prossimi dodici mesi. Ebbene per questo 2018 il Pantone Color Institute ha scelto Ultra Violet 18-3838, ma cosa significa? Dunque, in termini tecnici, per chi non lo sapesse, quei numeri indicano un codice univoco che fa parte del sistema di catalogazione dei colori per la stampa in quadricromia. In termini più romantici lasciamo perdere i numeri e concentriamoci su questo colore decisamente particolare che vedremo spesso  in giro, sia nella moda che nell’arredamento e forse lo noteremo di più anche nelle sue mille sfumature che ci appaiono in natura e che forse fino ad oggi abbiamo sottovalutato.

Pantone 2018 il futuro si tinge di viola

Ma come nasce il viola? Tutti da bambini ci siamo divertiti a sperimentare nuove sfumature di colore mischiando interi tubetti di tempera (io bevevo puntualmente l’acqua della sciacquatura dei pennelli… chissà forse pensavo di colorarmi dall’interno!), quindi abbiamo scoperto molto presto che il viola si ottiene unendo il rosso e il blu, ma ci siamo mai chiesti di più su questo colore? Al momento sono molti gli articoli che si trovano in rete, con grandi spiegazioni sul suo significato, dalla fantascienza alla politica, passando per la storia e il mondo dello spettacolo, quindi non voglio ripetere ciò che già è stato detto dandomi un tono da esperta, perché non lo sono affatto, sono solo curiosa.

Posso dire però cosa significa il viola per me, un colore che evoca ricordi lontanissimi e piacevoli.

Pantone 2018 il futuro si tinge di violaConoscete il giaggiolo? Si tratta di una splendida pianta che fiorisce nel mese di maggio, chiamata anche l’orchidea dei poveri. Qui in Toscana alla fioritura di questa pianta le colline esplodono di viola, soprattutto nella zona in cui vivo io, fra il Pratomagno e il Chianti. Un tempo era un’importante risorsa economica per chi possedeva un fazzoletto di terra, perché la radice essiccata o mondata veniva esportata fino in Francia come base per le industrie profumiere. I miei nonni ne coltivavano enormi quantità, ma in tutto il paese c’erano persone che ne lavoravano ed era bello perché tutti, bambini compresi, partecipavano alla mondatura che si protraeva per gran parte dell’estate. Non era visto come un lavoro, bensì un modo per stare insieme, seduti attorno a grandi tinozze piene d’acqua in cui si gettavano le radici mondate, chiacchierando, ridendo e trascorrendo il tempo ad ascoltare racconti dei grandi che per noi bambini erano vere e proprie avventure. Così quella che per gli adulti era una risorsa economica, per noi era una fonte di apprendimento. Potevi trovare ovunque gruppi di persone intente a mondare il giaggiolo, con in mano il roncolino (arnese atto alla mondatura) e la risata sul volto, che non era fatica quella, soprattutto per chi era abituato a lavorare nei campi. Si utilizzavano i garage come base di appoggio, ma il lavoro si svolgeva a cielo aperto, sulla soglia di casa, nell’aia delle cascine, ma anche nelle piazze pubbliche, come nella foto sotto. La cosa più bella era la condivisione, perché tutti si davano una mano, non c’era invidia. Chi non possedeva le piante di giaggiolo aveva comunque il proprio roncolino e aiutava i vicini, i parenti, gli amici, in cambio della compagnia, una volta da una famiglia e il giorno dopo da un’altra. Ecco perché il viola evoca in me dei bellissimi ricordi ed ecco perché ad ogni primavera, quando le colline si riempiono di questi fiori, faccio lunghe passeggiate inebriandomi del loro profumo, del profumo dei ricordi, di volti che non ci sono più, del sapore di una povertà felice, fatta di mani spaccate dal lavoro e volti segnati dal sole. 

Pantone 2018 il futuro si tinge di viola

Quanto vorrei far vivere almeno un giorno quell’atmosfera ai miei figli! Magari esistessero ancora quelle sensazioni. Oggi il giaggiolo in Toscana viene ancora coltivato ma la lavorazione è stata industrializzata per profitto, per fare grandi numeri, come tutto ciò che si è evoluto. Forse c’è ancora chi lo lavora a mano come si faceva un tempo, ma nessuno metterebbe più il proprio tempo a disposizione per aiutare gli altri in cambio di niente, che poi niente non era. Così posso solo raccontare queste cose ai bambini, nella speranza che capiscano davvero il valore che c’è dietro ai miei ricordi intrisi di nostalgia.

Ricapitolando, se il viola, secondo Pantone, illumina la strada verso ciò che deve ancora venire, per ma illumina la strada dei ricordi. Per il resto non so, amo i colori e non è escluso che entri in casa qualcosa di viola nei prossimi mesi, anche se io sono ferma al turchese del 2010! E voi cosa ne pensate di questo Ultra Violet? Cosa vi ispira? Vi lega al passato o vi illumina il futuro?

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