10 aprile 2018

Una storia d’amore senza glitter

La nostra è una storia d’amore senza glitter. Hai presente quei lavoretti con la foto che i bambini fanno all’asilo? Tutti glitterati e impiastricciati di colla? Ecco noi siamo la foto, quella che ha perso i glitter ma che con il tempo non si è rovinata. Noi siamo invecchiati ma siamo sempre gli stessi, perché nessuno dei due ha avuto la pretesa di cambiare l’altro.  

In fondo noi siamo persone senza glitter, guardiamo alla sostanza, non ci siamo mai fermati all’apparenza.

una storia d'amore senza glitter

Tu sei quello che morde la vita con frenesia, un morso qua e uno là per paura che qualcosa ti possa sfuggire. Io sono quella che morde e resta, per vedere le conseguenze e studiarne il risultato.

Tu sei il finto imbranato che conquista chiunque in pochi secondi.  Io sono quella che si avvicina con cautela e si fa mille domande prima di farsi piacere qualcuno.

Tu sei un gigante, io sono una piccoletta.

Tu sei spavaldo, ti butti nella mischia. Io sono incerta, ho bisogno dei miei tempi.

Tu stai bene nel caos, in mezzo alla gente.  Io amo anche  i miei momenti di solitudine e di riflessione.

Tu non hai paura di osare.  Io sono quella che fa il tifo per te e si preoccupa ma con fiducia.

Tu sei quello che al mattino viene da me a farsi aggiustare il collo del maglione e io sono quella che con amore ti prende in giro e te lo sistema.

Tu sei quello con l’armadio pieno di calzini, che continua a comprarli quasi ogni settimana dal venditore ambulante che suona il campanello del tuo studio perché sa che non sai dire di no. Io sono quella che li lava e sorride della tua bontà.

Tu sei quello senza il senso dell’orientamento ed io sono  il tuo navigatore.

Tu sei quello che a quindici anni mi guardava e non trovava il coraggio di parlarmi e oggi tieni corsi e conferenze davanti a centinaia di persone. Io sono quella che a quindici anni faceva la dura ma sotto sotto sperava che tu facessi la prima mossa.

Tu sei quello che a gesti parla tutte le lingue del mondo ed io sono quella che guarda la scena e ride come una pazza ogni volta nei nostri viaggi.

Tu sei quel ragazzo che chiese al sindaco di sposarci una mattina incontrandolo per caso andando a gettare la spazzatura.

Tu sei colui che mi ha salvata dal crollo emotivo quando mio padre si è impiccato, dandomi il tempo per riprendere in  mano me stessa senza compatirmi.

Insieme siamo una coppia, siamo una famiglia, ma prima di tutto siamo diversi, ognuno ha  mantenuto la propria identità.

Siamo quei due pazzi che a vent’anni andarono a vivere insieme, quelli che non avevano un soldo ma si sono rimboccati le maniche per non chiedere mai aiuto alle famiglie.

Siamo  quelli che in alcuni momenti non sapevano cosa mettere in tavola ma non hanno mai abbandonato i loro bambini adottati a distanza o i loro cani raccolti per strada.

Siamo stati quelli che al mattino non si guardavano allo specchio, quelli sempre fuori moda ecchissenefrega l’importante è la salute (diaciamo che in buona parte lo siamo ancora!).

Siamo quelli che si scatenavano ai concerti  e alle manifestazioni ma mai ubriachi insieme perché qualcuno doveva guidare per tornare a casa.

Siamo quei due zaino- in- spalla che hanno fatto il viaggio di nozze in Chiapas con gli Zapatisti, nella Selva Lacandona, dopo essersi sposati con le infradito in un torrido pomeriggio di luglio fra amici in canottiera e pantaloncini corti.

Siamo quelli che andavano  in giro con una macchina più vecchia di loro perché di  meglio  non  si potevano permettere e un giorno l’hanno rottamata perché avevano perso le chiavi.

Insieme siamo stati muratori improvvisati per la nostra prima minuscola casa, pazzi, idealisti e pieni di sogni, a volte incoscienti e spesso testardi, ma sempre insieme, nel bene e nel male.

Siamo stati tante cose, tante esperienze, tante situazioni. Siamo stati ragazzini che sono cresciuti fianco a fianco, amandoci con rispetto reciproco, mantenendo le nostre personalità così diverse, simbolo di fragilità e di forza allo stesso tempo.

Ecco cosa siamo, un mix di ingredienti talmente diversi che in dosi sbagliate potrebbero esplodere, ma che nella giusta concentrazione formano un’alchimia perfetta. I glitter sarebbero davvero di troppo.

 

Ancora oggi quando ci incontriamo per caso, nella piazza del paese, ci scambiamo un bacio da ragazzini, sotto gli occhi quasi scandalizzati di chi non capisce che la vita è un brivido, un istante, un’emozione. Ci siamo imbarcati in questo viaggio con il solo biglietto di andata, accumulando il bagaglio strada facendo, assaporando ogni fermata come fosse l’ultima, con la promessa però di non fermarsi mai.

Durante il tragitto sono saliti a bordo i nostri figli con la loro valigia vuota tutta da riempire, una valigia anonima, senza glitter, che loro dovranno personalizzare. E sai cosa mi rende più felice? Che sono diversi come lo siamo noi, sono la nostra copia, uno come me e l’altro come te. Questo li legherà più di tutto. E spero che possano incontrare persone tanto diverse da compensarsi ma che non avranno la pretesa di cambiarli, proprio come è accaduto a noi trent’anni fa, davanti a una pizza prosciutto e panna.

A proposito, siamo sempre stati senza glitter, adesso siamo anche senza glutine… 

 

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