03 ottobre 2018

Dimostrare infinita cura attraverso un seme

Da qualche tempo ho creato l’hashtag #infinitacura per spiegare con quanto amore nascono le mie creazioni, ma il pensiero che lo ha partorito è molto più ampio e abbraccia tutti gli aspetti della vita quotidiana.

Quanta cura mettiamo ogni giorno noi mamme  nei gesti dedicati ai nostri figli? E come mogli verso i nostri mariti? (e viceversa eh!) Con quanta cura ci dedichiamo alla nostra casa, ma anche alle amicizie, al nostro aspetto, alle nostre piante e a mille altri piccoli gesti quotidiani?

Tutto si basa sulla cura infinita che si trasforma in amore e quando non è così il  mondo diventa brutto. Una mamma che non si prende cura del suo bambino non crescerà un figlio felice. Un’amicizia che viene sottovalutata, maltrattata o dimenticata, sarà destinata a morire. Una casa di cui nessuno si prende cura andrà in rovina.

E così quando facciamo un dono, se è fatto con il cuore, sarà stato scelto con cura, pensando alla persona che lo riceverà, sapendo che questa a sua volta ne avrà cura. Allora mi sono detta che, in quest’era di consumismo sfrenato, in cui non diamo più il giusto valore alle cose, che compriamo quasi in modo compulsivo per poi passare ad altro quando ci stufiamo o quando la moda cambia, bisogna fare qualcosa. C’è bisogno di riappropriarsi di piccoli valori che un tempo ci hanno cresciuti, noi che non eravamo bambini del tutto e subito, che ogni cosa dovevamo desiderarla tanto prima di poterla avere.

Dimostrare infinita cura attraverso un seme

Mia nonna cuciva bambole di pezza per mia mamma e le sue sorelle, perché riteneva che il gioco fosse fondamentale anche a quell’epoca, quando i bambini portavano le pecore al pascolo e avevano altri mille doveri durante la giornata. Erano bambole fatte di stracci, strisce di abiti dismessi, consumati e logori, imbottite di paglia che in campagna non mancava mai, magari non erano neppure bellissime, ma avevano un valore inestimabile, perché erano fatte con cura e sacrificio, cucite la sera al lume di una piccola candela. E mia mamma cuciva gli abiti per le mie bambole, moderne e anonime rispetto alle sue, ma che acquistavano valore dopo essere passate dalle sue mani, vestite di lenzuola a fiori e cappellini all’uncinetto. Poi è accaduto qualcosa. I bambini sono passati ai giochi elettrici ed elettronici e se una cosa si rompe la si butta per comprarne un’altra, perché quel valore non esiste più.

Io conservo ancora le mie bambole, perché ricordo di averle desiderate e ricordo il momento esatto in cui le ho ricevute. Perché quel dono era fatto con cura (e sacrificio) ed io a mia volta mi sono presa cura di loro, perché quel gesto d’amore non si perdesse nel tempo.

Tutto questo è ciò che vorrei esprimessero le mie bambole. Vorrei dire a chiare lettere che le irregulardoll non sono per tutti. Non sono per persone poco sensibili che ne adotterebbero una con la leggerezza di un acquisto qualsiasi. Vorrei che fossero veicolo di un gesto d’amore, fatto per durare nel tempo.

dimostrare infinita cura attraverso un seme

Ecco perché in quelle bustine che ho cucito una ad una con carta giapponese, ho messo dei piccoli semi come metafora della vita. Perché chi riceve una bambola realizzata con infinita cura pianterà quei semi e li curerà per veder nascere e crescere quelle piantine.

“L’amore è come una pianta preziosa.

Non puoi solo accettare di riceverla e lasciarla appoggiata sulla credenza o fare finta che sopravvivrà da sola.

Dovrai continuare ad innaffiarla. Dovrai davvero prendertene cura e nutrirla” 

(John Lennon)

Se ti regalano un oggetto puoi anche dimenticarlo in un angolo, ma se ti regalano una pianta non potrai ignorarla, altrimenti lei morirà. Dovrai innaffiarla, farle prendere luce, nutrirla. Dovrai fare per lei piccoli gesti d’amore che saranno un segno di riconoscenza anche verso la persona che ti ha fatto quel dono.

Ecco, io inizio da qui a piantare il mio seme di quei valori un po’ dimenticati, mettendo tutta la mia cura nel realizzare bambole che raccontano una storia, attraverso le mani di chi le sceglierà per farne un dono prezioso, ritrovando la bellezza del donare e del ricevere.

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