11 ottobre 2018

Le mamme che pensano a tutto… e sbagliano

Quando ero bambina si festeggiavano i compleanni in modo normale, con una merenda a casa, invitando gli amici di scuola, per trascorrere un pomeriggio insieme. Mia mamma mi faceva la torta al burro che io adoravo e i panini all’olio, quelli morbidi che dovevi prenotare dal panettiere il giorno prima, imbottiti di prosciutto affettato a mano, quello che tenevamo per mesi a stagionare in cantina. I bambini arrivavano con un pacchettino, anche piccolo o piccolissimo, ma tutti avevano il sapore della sorpresa e il valore di qualcosa che era stato scelto apposta per te.

Oggi i compleanni si festeggiano in pizzeria, ai gonfiabili, al fast food, al cinema. C’è una sorta di gara per accaparrarsi il posto mesi prima, nel tentativo di essere originali. E tutto viene gestito dai maledetti gruppi WhatsApp dei genitori, che comunicano la data del festeggiamento con largo anticipo, così l’incaricata ha il tempo di raccogliere i soldi e comprare il regalo.

Ecco, da una parte può essere giusto il ragionamento del regalo cumulativo, così che con una piccola cifra tutti possano partecipare, ma il vero significato del donare non sarebbe un altro?

Per anni ho partecipato a questo giochino, senza rendermi conto che non avrei dato il giusto insegnamento ai miei figli. Perché in questo modo sono le mamme che pensano a tutto. I bambini devono solo andare al compleanno e divertirsi, senza neppure preoccuparsi di avere un pensiero gentile per il festeggiato o trovare le parole giuste per scrivere il biglietto.

E quando me ne sono resa conto? Pochi giorni fa, quando mio figlio di tredici anni, andando in pizzeria al compleanno di una coetanea, non si è preoccupato di farle il regalo. Ma non solo lui, erano un bel gruppetto. Prima che uscissero di casa io gli ho chiesto “cosa le avete regalato?”…silenzio… A quel punto mio figlio, un po’ imbarazzato, ha detto che la festeggiata aveva scritto nel gruppo che ognuno avrebbe pagato la propria pizza e quello era il regalo. Io ho detto “ok, magari a lei fa piacere stare insieme, ma credo che se aveste avuto il pensiero di comprarle qualcosa  lo avrebbe gradito.” Non per il regalo in sé nel senso materiale, ma proprio per il gesto. Loro se ne sono andati ed io sono rimasta lì smarrita, a pensare che sono dei disadattati.

La colpa è soltanto nostra, che per velocizzare i ritmi e stare al passo con tutto, abbiamo perso per strada il valore di piccoli gesti come questo. Ci sobbarchiamo anche dei loro doveri pensando di fare bene, ma in questo modo li solleviamo dalle responsabilità che li fanno diventare persone migliori.

Mi sono messa a ripensare a tutte quelle volte che ho scelto un regalo per un’amica e all’emozione provata quando trovavo quello giusto. Per non parlare dell’eccitazione nei nostri occhi di bambini quando era il momento di aprire tutti quei pacchetti.

Erano piccoli tasselli che formavano la nostra personalità, emozioni che ci facevano crescere.

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Quanto sarebbe bello se andassimo con i nostri figli a scegliere il regalo per l’amico che compie gli anni? Questo implicherebbe pensare a lui, conoscere i suoi gusti, cercare qualcosa nella speranza di sorprenderlo. Spendere qualche attimo del nostro tempo per pensare ad un’altra persona è gratificante e questo noi lo abbiamo sottratto ai nostri figli. 

Se ci penso mi viene da piangere.

Mi sento una stupida. Da quando sono nati cerco di trasmettere loro la generosità, l’altruismo, il bello di donare, poi mi lascio coinvolgere in questa cosa sbagliatissima e me ne accorgo solo adesso.

Non dobbiamo farci risucchiare da queste brutte abitudini. Fermiamoci a riflettere. Vi prego, ditemi che dalle vostre parti esistono ancora i compleanni vecchio stile, con la torta fatta in casa, magari un po’ storta, ma con tanti pacchettini da aprire, piccoli ma scelti con il cuore.

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