E se la mamma ti ruba le figurine?

Credevo di averle viste tutte, invece no, questa mi mancava. L’altra mattina, fuori dalla scuola, c’erano due mamme che si scambiavano le figurine. Avevano un foglio con tutto l’elenco dei numeri mancanti per completare l’album e due grossi mazzi di figurine da controllare.

E se la mamma ti ruba le figurine?

Perché?  Della serie mio figlio è talmente impegnato con lo sport e tutti i corsi intensivi a cui lo abbiamo iscritto che non ha tempo,  ma vedrai che finirà l’album prima del tuo?  Boh… ci sono meccanismi nella mente umana che a volte mi sfuggono.

Quando ero bambina, fare l’album delle figurine era già un privilegio. Te ne sceglievi uno che ti durava tutto l’anno,  perché non potevi certo andare all’edicola ogni giorno a comprare dieci pacchetti come adesso. Erano preziose, te le dovevi guadagnare, le acquistavi solo dopo aver fatto il tuo dovere e averle desiderate. Ma che soddisfazione trovare il numero mancante per completare quella pagina che aspettavi da tempo!

E lo scambio dei doppioni? Era un rito e guai a toglierci quel divertimento. Mazzo alla mano e iniziava la tiritera “celo celo manca manca”. Figuriamoci se mia madre si sarebbe mai permessa di farlo al posto mio con le madri delle mie amiche! Non le sarebbe mai venuto in mente, e certo aveva altro da fare.

Arrivavi alle fatidiche quaranta mancanti per poterle richiedere solo dopo un lungo inverno, allora correvi a comprare i francobolli da mettere dentro la busta per il valore indicato, così che il mitico Signor Panini (fortunato lui che le aveva tutte!) te le spediva a casa. Era una magia! Così potevi completare l’album che avresti custodito gelosamente per tutta la vita. O almeno io l’ho fatto.

Sì, lo confesso, in una scatola che mi sono sempre portata dietro nei traslochi, custodisco tutti gli album delle figurine che ho fatto da bambina. Il che può sembrare eccessivo,  ma racchiuso in quelle pagine c’è il lavoro di un’infanzia! Il primo poi, quello di Heidi, era la realizzazione di un sogno. Avevo iniziato la prima elementare e finalmente sapevo leggere e riconoscere tutti i numeri,  quindi non avevo bisogno di aiuto per trovare gli spazi giusti alle figurine, che avevano anche  il bello di essere adesive! Non come quelli fatti da mia sorella maggiore, che dovevi appiccicare con la colla (la mitica coccoina dall’invitante gusto di mandorla a cui ogni tanto davi una leccatina!).

Gli album delle figurine sono una delle poche cose del nostro passato che ancora resistono, ma non sono più vissuti con la stessa magia. I bambini hanno troppe distrazioni a disposizione più divertenti e meno “faticose”, soprattutto poi se hanno la mamma che fa lo scambio dei doppioni al loro posto.  Ma allora mi chiedo “ma che glieli comprate a fare?”

Invece di iscrivere i nostri figli a fare due sport, a suonare tre strumenti, a seguire un corso di cucina dallo chef stellato che va di moda e magari a prendere anche lezioni di canto, non  sarebbe meglio fermarsi a riflettere?  Forse dovremmo ricordarci che, almeno negli anni dell’infanzia (che sono sempre più corti) sarebbe sacrosanto il diritto di vivere con lentezza. I bambini dovrebbero riappropriarsi  anche dei momenti passati a far niente, semplicemente per respirare al ritmo del loro cuore osservando il mondo che li circonda, che non significa fare i vagabondi o restare indietro.

Io ricordo con piacere i momenti trascorsi da sola, ad ingegnarmi per fare qualcosa di grandioso, che mi desse soddisfazioni. Costruivo case con le scatole delle scarpe e facevo il teatrino i cui spettatori erano bambole e pupazzi. E mi inventavo delle storie in cui c’era sempre qualcosa di vero, ripreso dal mio quotidiano. Ad esempio mio padre, quando sono diventata grande, mi raccontava sempre di quando davo da mangiare ad un bambolotto capriccioso e con poco appetito, allora gli dicevo “mangia… come, mi hai fatto cuocere l’uovo e non lo mangi? Ma cosa credi che il Gonneli me lo abbia regalato?”. Ecco, il Gonnelli era il contadino da cui mia madre comprava le uova e il bambolotto faceva la mia parte.  Così io giocando dimostravo di aver imparato che il cibo non si sciupa.

E se la mamma ti ruba le figurine?

Quei momenti sono piccoli tasselli che hanno contribuito a farmi crescere e ad avere un bellissimo ricordo della mia infanzia. E adesso che sono una mamma cerco di farne tesoro, distribuendo ai miei figli questa ricchezza. Certo anche loro forse hanno troppo, ma non danno niente per scontato. E sicuramente  non hanno l’agenda piena di impegni tanto da non potersi scambiare le figurine!

Vanno a scuola, praticano uno sport che hanno scelto perché gli piace, hanno tanti amici con cui si ritrovano per giocare e amano il tablet e tutte le diavolerie elettroniche ma  nella giusta misura. Però coltivano anche un orto tutto loro, collezionano monete e francobolli cercando sempre informazioni per capirne di più, leggono fumetti e amano le riunioni di famiglia sul lettone, dove esistono solo coccole e risate. Tutte cose che loro hanno scelto di fare e il bello è che le fanno insieme, senza fretta.

Un undicenne e un settenne,  che quando si incontrano a scuola durante l’intervallo si baciano e si abbracciano sotto gli occhi attoniti dei compagni,  perché portano dentro la spensieratezza dell’infanzia, senza malizia, liberi dall’ansia di correre per diventare grandi, felici di vivere con lentezza.