E se mio figlio fosse gay?

Devo ammettere che fino ad oggi non mi sono mai fermata a farmi davvero questa domanda, semplicemente perché non ho mai vissuto la fobia del diverso e non ho sentito la necessità di darmi una risposta. Per fortuna vengo da una famiglia in cui la porta era sempre aperta per tutti, senza bisogno di esibire documenti. Ma oggi, dopo i tragici avvenimenti di Orlando ma, soprattutto, dopo tutte le cattiverie lette sui social, parole dettate dall’ignoranza più profonda, e dopo aver assistito attonita al pesante silenzio di molti giornalisti, ho sentito la necessità di dare una voce a quella rabbia che mi brucia dentro. Allora mi sono chiesta e se mio figlio fosse gay quale sarebbe la mia reazione? Perché un conto è parlare da fuori difendendo i diritti di tutti e un altro è essere coinvolti in prima persona.

Ecco, sarei spaventata. Sì, spaventata per ciò che dovrebbe affrontare, perché c’è in giro ancora talmente tanta ignoranza che sembra di stare nel medioevo.

E se mio figlio fosse gay?

Cosa vorrei io per mio figlio? La felicità, come ogni buona mamma.  E in un mondo in cui esistono persone che hanno il coraggio di affermare cose terribili su chi è diverso da loro, non sarebbe facile raggiungerla.

Felicità va di pari passo con libertà. Libertà di amare, di essere se stessi.

Non ho battezzato i miei figli perché voglio che siano loro un giorno a scegliere. Ho voluto lasciarli crescere senza etichette, senza costrizioni. Perché imporre ad un neonato una religione attraverso un sacramento mi sembrava una violenza, a prescindere dal fatto che io ci creda o meno.  C’è chi dice “io lo battezzo poi farà come vuole”… mi sembra un controsenso. Credo che spesso sia più un gesto dettato dalla paura di affrontare gli altri, la paura di sentirsi diversi, perché il diverso fa paura.

Fanno paura gli immigrati perché arrivano sui loro barconi affamati e impauriti, perché non parlano la nostra lingua ed hanno abitudini diverse dalle nostre. Ci fanno paura perché non li vediamo come esseri umani ma come una minaccia per il mondo che ci siamo costruiti. Fanno paura perché ci cataloghiamo per razza, per colore, per religione. Fanno paura perché hanno bisogno di noi.

Il diverso fa paura perché per secoli ci hanno raccontato bugie da pulpiti dorati, coltivando l’ignoranza perché attecchisse meglio il seme della discordia.

Io non so cosa saranno i miei figli da grandi, lo so solo in parte. So che saranno il frutto di ciò che ho seminato e che, qualunque sarà il loro orientamento sessuale o religioso, resteranno sempre persone oneste.  Potranno diventare operai, architetti, scienziati, pastori, agricoltori, medici o chissà cosa, per me resteranno i miei figli, le due persone al mondo in cui avrò investito tutte le mie energie di madre per renderli uomini liberi, dai pregiudizi e dall’ignoranza dilagante che ha portato l’umanità a odiare se stessa. E se per essere felici avranno bisogno di amare uscendo dai canoni etichettati “normali” allora ben venga la diversità. 

Ed io mi immagino a fare la nonna, di qualsiasi tipo saranno i miei nipoti. Potranno avere un padre e una madre o due padri, o essere color caffellatte, o avere gli occhi a mandorla… saranno prima di tutto esseri umani e fino a quando avrò energie per donare, insegnerò loro l’importanza della libertà.

Vorrei un mondo senza barriere, senza ricchi né poveri, senza categorie, senza religioni, senza paura delle diversità, senza ignoranza, senza razzismo, senza omofobia.

E non venirmi a dire che è utopia, perché ognuno di noi, nella propria famiglia, può seminare il suo briciolo di libertà.